SCUOLA DIOCESANA DI FORMAZIONE

Primo incontro 26 ottobre 2009
Prof. Pierpaolo Triani "Educare come impresa comune"

Ascolta la relazione di Pierpaolo Triani:


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Sunto relazione Prof. Pierpaolo Triani (26/10/2009)

EDUCAZIONE COME IMPRESA COMUNE

La cura della vita umana chiede di essere alimentata attraverso un impegno costante e quotidiano. La ragione è semplice: ogni persona richiede un’attenzione, una trasmissione di risorse e un accompagnamento che è unico e irrepetibile.

La cura dell’umano è un compito permanente ed insieme una sfida sempre nuova.

«A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico – ha osservato Benedetto XVI – dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà p sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni».

 

 

Principi-base dell’educare: né solitari,  né onnipotenti

 

Nell’attuale scenario, le nuove generazioni si trovano a fare i conti con profondi cambiamenti nella cultura e nella prassi dell’educazione. In particolare, due sono le categorie più rilevanti di questo cambiamento: la pluralità e la soggettività.

1- In passato vi era una certa omogeneità culturale. L’ambiente sociale era segnato da continuità di riferimenti valoriali e da interdipendenza di funzioni, per cui si poteva educare anche senza esserne troppo consapevoli. Oggi, in una pluralità di culture e di modelli di vita, dobbiamo assumerci la sfida educativa in prima persona e con più consapevolezza. Ad esempio, non si può dire a un ragazzo/a solamente: «Fai questo», ma: «Fai questo, perché è bene e te ne do le ragioni»

2- L’attuale società è poi caratterizzata da un forte soggettivismo. Oggi il criterio attraverso il quale si legge la vita è la realizzazione dei propri desideri. Al centro vi è una forte concezione narcisistica che fa a pugni con quella cristiana che afferma: «Se vuoi trovare te stesso, devi perderti». Per i genitori, ad esempio, è importante che il figlio “si senta bene”, più ancora che il figlio “faccia il bene”.

 

Questa frammentazione dei contesti e dei riferimenti richiede – ripeto – maggiore consapevolezza del senso e della natura di ciò che si sta facendo.

Per questo è utile richiamare alcuni principi che sostengono l’impresa dell’educare.

- Non si educa da soli. L’educare è impresa comune. Nessuna è autosufficiente. Se il cuore dell’impegno educativo è la formazione integrale della persona, appare chiaro come questo compito richieda una grande collaborazione da parte di più componenti.

- Non si educa nel vuoto. Educare significa trasmettere significati che aiutino le persone a comprendere il mondo e a crescere nella ricerca del vero, del bello e del buono. Occorre far piazza pulita del relativismo.

- Non si educa senza fiducia. Per scegliere di sostenere lo sviluppo della persona umana è indispensabile avere fiducia nelle sue potenzialità. «Disperare di una persona è renderla disperata» (Mounier).

- Non si educa senza risorse. L’educazione non si realizza semplicemente “pensandola”, ma traducendola in azioni, strumenti, spazi, percorsi che richiedono molte energie: spirituali, materiali ed economiche.

 

 

Linee di impegno comune

 

a- Sostenere di più le persone che si impegnano nel campo educativo: genitori, insegnanti, educatori in genere…

b- Non lasciare sole le famiglie, soprattutto nei “momenti di passaggio” e di crisi (nascita – crisi adolescenziale – momenti di sofferenza…).

c- Promuovere una cultura che abbia uno sguardo profondo e integrale sulla vita umana, anche quando appare fragile. L’esistenza umana ha una sua dignità sempre, anche quando la vita appare segnata dai limiti e dalle ferite. Le nuove generazioni non hanno bisogno di uomini perfetti ma di adulti appassionati, che si aiutino vicendevolmente ad amare e a promuove l’umanità di ciascuno.

 

Le sfide dell’educazione e del sistema educativo

 

Oggi ci troviamo di fronte ad alcune sfide importanti che riguardano sia la relazione educativa quotidiana (genitori-figli), sia il sistema educativo con la pluralità dei suoi attori istituzionali. Le più rilevanti sembrano essere le seguenti:

 

1- La sfida della coscienza. In un mondo pluralista, oggi sono insufficienti le regole esterne per aiutare le persone a compiere il bene. Oggi i dispositivi esterni sono molto più deboli di un tempo, perché non uniformi (ad esempio, si pensi al tema dell’autodisciplina rispetto alla sessualità). Occorre quindi formare la coscienza delle persone, cioè puntare ad una consapevolezza interna.

2- La sfida dell’uscire da sé. Le giovani generazioni rischiano di vivere in un mondo circoscritto ai loro interessi. Oggi l’invito è di centrare tutto su di sé. Basti pensare alle pubblicità: «Tutto intorno a te… Tu senza confini… Perché tu vali…». Ma l’uomo si forma se esce da sé, se guarda gli altri e non solo se stesso.

3- La sfida delle relazioni “significative”. La sfida è coniugare relazione e significato. Le persone per crescere chiedono non solo “calde” relazioni, ma anche rapporti capaci di “rendere ragione” della vita.

4- La sfida del futuro. Le attuali giovani generazioni fanno fatica a immaginarsi un futuro duraturo e, di conseguenza, ad avere il coraggio di fare scelte forti e durature. Occorre aiutare le persone a vivere il presente anche nella dimensione della “semina”, della costruzione di un bene che non ha risultati immediati.

5- La sfida del gruppo e della partecipazione. Spesso i ragazzi non hanno fratelli o sorelle, né relazioni significative con i coetanei. Di fronte alla fatica di trovare il tempo per formarsi insieme, è necessario rinnovare i luoghi di aggregazione, di espressione e di costruzione comune. Per fare gruppo, in modo gratuito.

6- La sfida del dono. La logica del “consumo” ha intaccato anche le relazioni; si fa così urgente la sfida dell’attenzione all’altro, della gratuità, della condivisione delle fatiche e delle sofferenze.

7- La sfida della fragilità. Presi dall’illusione di un mondo senza confini, facciamo fatica ad accettare le nostre debolezze e limiti. Si ha l’abitudine ad una soddisfazione immediata, ma la vita richiede pazienza e ricerca faticosa del bene.

8- La sfida della trascendenza. Per la vita di oggi, spesso ristretta all’immediato, pare decisiva la sfida di annunciare alle persone la “rottura della solitudine”, la non autosufficienza, la Buona Notizia della relazione fondante con il Mistero santo di Dio che si rivela come Amore.

 

       

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